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Dimenticando Carmelo Bene

 

"Il problema è che l' io affiora, per quanto noi vogliamo schiacciarlo, comprimerlo. Ma finalmente, prima o poi, questa piccola volontà andrà smarrita. Come dico sempre: il grande teatro deve essere buio e deserto".

 

E' forse proprio per questo che Carmelo Bene (attore e drammaturgo) ha costantemente e puntualmente tentato di "demolire", tramite una colossale opera di distruzione creativa,  ora il teatro ora il cinema, al fine di rivoluzionare completamente il modo di recitare ed interpretare. 

Riscuote i primi successi di critica grazie ad arditi rifacimenti di opere scritte da celeberrimi autori (ricordiamo, fra i più, Collodi, Wilde e Stevenson), in cui le trame e la psicologia dei personaggi si dilatano sulla scena fino ad occuparla per intero tramite accuratissime e delicatissime opere di "vivisezione" del pensiero e della logica umana, operando un' autopsia dell' inconscio. Da questo punto di vista Carmelo Bene è stato un grande "incosciente", non ha mai avuto paura di andare contro i gusti della critica e, soprattutto, del pubblico.

E' senza dubbio per questo che ha avuto pochissimi riconoscimenti in vita e dopo la sua morte (avvenuta a sessantaquattro anni). 

Scena dalla psychedelica <<Salome>>, dove Bene interpreta Erode

Carmelo Bene nasce a Campi Salentina (piccolo sobborgo leccese) nel 1937. Questo "natìo borgo selvaggio"  rappresenta per lui un microcosmo avvilente e assolutamente privo di stimoli, inoltre i genitori formano la sua educazione su modelli rigidi ed austeri: a tredici anni l' adolescente Carmelo va a studiare in un collegio di gesuiti, dove conseguirà la maturità classica.

Nel '57 si iscrive alla scuola d' arte drammatica, ma dopo pochi mesi abbandona il progetto poichè ritiene che le sue "prospettive" artistiche possano essere inquinate dagli sterili linguaggi dell' accademia.

Comunque sia, il debutto risale a due anni dopo. In qualità di attore recita nel <<Caligola>> di Camus. 

Da subito la critica rimane stupefatta dalla assoluta originalità dell' attore agli esordi, la sua espressività profonda ed ossessiva ed il suo recitare ricco di toni sinistramente enfatici, in pochi anni, proiettano il mondo del teatro in una nuova era, in un mondo che solo pochi avevano osato esplorare sulle assi di un palcoscenico.

Dopo qualche anno al seguito di registi grandi e piccoli, Bene decide di "mettersi in proprio", sarà sempre e solo il protagonista di opere esclusivamente dirette da lui.

Comincia qui (1964) la vera carriera di Carmelo Bene, che passa per riadattamenti (qualcuno li definisce "stupri") di opere altrui e soggetti di sua creazione, oltrechè libri e films.

I suoi excursus intellettuali vengono interrotti nel 2002, anno della morte. L' unico riconoscimento ricevuto in vita è stato il premio speciale della giuria del festival del cinema di Venezia per il film <<Nostra Signora Dei Turchi>>. 

Oggi sono in molti a domandarsi perchè un artista eclettico ed ammirato dalla critica come lui non abbia mai ricevuto il Nobel.

E' probabile che ciò sia dovuto al fatto che Carmelo Bene ed il pubblico (quello di massa) non hanno goduto di un rapporto propriamente idilliaco, per i più l' attore ha rappresentato l' archetipo dell' artista inaccessibile e scostante, che mette in difficoltà lo spettatore parlandogli in modo caustico ed assolutamente anticonvenzionale di tematiche complesse quali concetto di Dio, rapporto con la sessualità ed educazione, mettendo a nudo (tramite la critica - auto critica dell' io) le zone dell' animo umano più difficili da sondare, quelle che è più saggio tenere celate.

Negli ultimi anni anche quella parte di critica che in vita lo aveva osteggiato ha cominciato a mutare atteggiamento: ma questa sembra più una scelta "di comodo", un trend intellettuale;

a testimonianza di ciò basti pensare che alla sua morte nessuno o quasi (eccezion fatta per Enrico Ghezzi) si è prodigato in opere di "recupero storico" così come è avvenuto dopo la scomparsa di altri innumerevoli artisti od intellettuali.

Anche la musicologia ha più volte "tradito" Carmelo Bene, eppure le sue innovazioni nel recitare hanno molto a che fare con questa materia: l' amplissima gamma delle sue sfumature vocali, i suoi esperimenti sul palco operati tramite effetti e distorsori fonico - vocali ci hanno messo di fronte una nuova era di (parafrasando un termine proprio della lirica) "recitar cantando", o meglio, per riflesso, di "cantar recitando";

Carmelo Bene è stato il primo a parlarci di microfoni come di <<Veri e propri, nobili strumenti musicali>>....

Inoltre come dimenticare le sperimentazioni di <<Manfred>> (1980), dove l' omonimo poema sinfonico di Schumann va a fondersi brillantemente con il linguaggio recitativo di Bene fino ad unirlo in un corpo unico?

Gli amanti della musica gli devono molto, ma anche da tale parte tutto tace. E chi tace non perpetua l' insegnamento.   

 

Ferdy Santonicola


  di Carmelo Bene

Teatro

Lo strano caso del dr. Jekill e del signor Hyde

Gregorio
Pinocchio
Salome
Amleto
Il rosa e il nero

Nostra signora dei turchi

La cena delle beffe
S.a. d. e..

Manfred
Adelchi 
Hommelette for Hamlet
Lorenzaccio
Achilleide n° 1 e n° 2

Cinematografo

Nostra signora dei turchi
Capricci
Don Giovanni
Salome
Un Amleto di meno

Lavori letterari

Nostra signora dei turchi
'l mal de' fiori

Sono apparso alla madonna

con Cosetta G. Saba I Il Castoro
con Enrico Ghezzi I Discorso su due piedi (il calcio)

con Giancarlo Dotto I Vita di Carmelo Bene
con Piergiorgio Giacchè I Antropologia di una macchina attoriale


 

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