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Grateful Dead I Grateful Dead sono tra i più importanti esponenti della psichedelia della baia di San Francisco. E' indubbia la loro qualità così come indubbia è la loro importanza storica. Il gruppo comincia a farsi le ossa e la mente (col nome di Warlocks) partecipando agli acid tests promossi da Ken Kesey ed i suoi pranksters. Gia da allora primeggia su tutti l' esuberante figura del fantasioso chitarrista Jerry Garcia, un vero e proprio cultore dell' edonismo legato alla stagione dei fiori (così come tutti gli altri membri della band). Al fianco di Garcia occupa un posto di rilievo il bassista Philip Lesh, allievo del compositore contemporaneo Luciano Berio. Nella band è dato ampio spazio alla ritmica (dal '68 in poi sono presenti nella formazione ben due batteristi). Il "Dead Sound" è caratterizzato dalla fluidità chitarristica di Jerry Garcia e dalla propensione del gruppo a cimentarsi in esperienze sonore uniche ed inconfondibili, caratterizzate da lunghissime improvvisazioni e suoni dilatati che si proiettano verso momenti musicali davvero temerari e mai banali. Per questa ragione i Grateful Dead passano alla storia come un gruppo più valido sul palcoscenico che in sala d' incisione. Comunque sia, i primi tre LP (registrati in studio) sono degli irripetibili manifesti psichedelici capaci ancora oggi di fare incetta di fans in ogni parte del mondo . Nel 1967 la band debutta con l' album Grateful Dead che riscuote un discreto successo anche se appare, in alcuni punti, immaturo e psichedelicamente limitato. Contiene brani di rock blues "inaciditi" ad hoc ed ospita la prima lunga improvvisazione su LP a marchio Grateful Dead. Con il secondo album (datato 1968) Anthem Of The Sun i Dead si buttano a capofitto nell' esperienza lisergica e si cimentano in qualcosa di altamente sperimentale e "distorto", dove la musica non ha limiti di tempo nè di spazio: i brani corrono su lunghi binari fatti di improvvisazioni complesse ed ardite, che rendono fantasticamente tormentato l' ascolto e l' ascoltatore. I Grateful Dead sono ufficialmente nati. Con il celeberrimo e celebrato Aoxomoxoa (1969), il gruppo si spinge ancor più in là. Gli spazi musicali sono contenuti ma non per questo meno complessi e ordinari. Ciò che ne risulta è un capolavoro psichedelico che attinge la sua esperienza creativa da un pozzo senza fondo ricco di onirismo ed ammalianti sapori acidi. La sperimentazione più importante sta nello stravolgimento della ballata classica americana, che ne esce distorta e confusa da suoni e colori. Con il quarto album (Live Dead 1969) la band compie una scelta ovvia quanto felice: incidere su vinile la spettacolarità e la pirotecnia creativa dei concerti dal vivo. Nasce così un live dall' inestimabile valore storico, che coglie in ogni sua forma ed in ogni sua complessità il Dead Sound. Come è ovvio, le lunghe improvvisazioni e le divagazioni strumentali sono il punto forte di quest' album, che più lo si ascolta più lo si comprende per quello che è: un lunghissimo trip che sembra arrivare da lontano e che non vede mai la fine del suo cammino. Dal '70 in poi, con il decadimento dell' epoca dei fiori ormai in corso, per i Dead è tutta un' altra musica: passano ad un rock blues più classico, facendo incetta di nuovi fans e consolidando l' indissolubile legame con quelli di un tempo. Legame che subisce un tragico scossone nel 1995, anno in cui viene a mancare Jerry Garcia. FERDINANDO SANTONICOLA Ferdybeat. |
I Dead nei primi '60 (clicca e ingrandisci) (property of Herb Greene www.herbgreenefoto.com)
I Dead nei primi '70
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