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Love I love sono un gruppo che avrebbero meritato una maggior rivalutazione nel tempo. All' ascolto (ai giorni nostri) possono sembrare troppo melensi ed inevitabilmente "retrò". Ma l' ascoltatore smaliziato si accorge fin dal principio di trovarsi di fronte ad una band unica, dall' altissimo valore storico-musicale. Musicalmente sono un curioso miscuglio di R&B, pop tardo beat, atmosfere folk e sapori lisergici, sapientemente amalgamati da Arthur Lee, cantante eclettico ed ispirato (di colore ma con una voce tutt' altro che "nera") dall' animo turbolento, che ancor oggi rimane uno dei più grandi e validi interpreti del periodo. Nel 1966 la band esce sul mercato con Da Capo (loro secondo album), proponendo in modo magistrale quella fusione stilistica gia citata; Lee crea atmosfere altamente suggestive, tra il trasognato ed il delirante, dove l' impatto emotivo la fa da padrone pervadendo l' intero LP, che con disinvoltura sa spaziare tra melodie jazzate, trame delicatamente pop-barocche, l' acid R&B più immediato ed il garage rock più sfrenato. Con Forever Cahanges (1967) la band consolida la propria armonia stilistica producendo uno tra i dischi più belli ed importanti di tutta la psychedelia californiana; la melodia entra sempre di più nei meandri del "flower-pop" di fine '60, diventando tutt' altro che banale, acquista in compattezza emotiva e suggestione, rendendo leggermente più sgargianti le sue tinte psichedeliche, così come è più evidente la voglia del gruppo di portare avanti quella curiosa e talvolta enigmatica fusione di generi e stili. Da qui in poi il carattere irascibile e passionale di Arthur Lee, che si diverte ad entrare ed uscire di galera, ha la meglio sui Love, che si portano stancamente avanti (con innumerevoli cambi di formazione) fino all' inizio dei settanta. FERDINANDO SANTONICOLA Ferdybeat. |
I Love del periodo d' oro |
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