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Pink Floyd La scena psichedelica inglese presenta delle argomentazioni complesse per almeno un buon motivo: l' acid pop e l' acid rock prodotto in questa nazione è venuto alla luce in un periodo molto proficuo e frenetico, a cavallo di un periodo musicale di transizione; molte volte è difficile dare dei contorni precisi alla psychedelia del Regno Unito perchè proprio qui al tramonto dell' era dei fiori spunta un nuovissimo e rivoluzionario genere che segnerà poi tutto il sound dei settanta. il genere in questione è, ovviamente, il progressive rock. Gli alfieri, o se vogliamo, il gruppo simbolo di questa macchinoso cambiamento sono proprio i Pink Floyd, che partiti da un lido lisergico puramente fiabesco (fortemente influenzato dallo stile compositivo di Syd Barrett sono andati via via "rarefacendosi" in una nebulosa di sonorità suggestive ed ambiziosamente cosmiche che faranno la storia del progressive (e qui a farla da padrone è l' inconfondibile stile dell' irrequieto Roger Waters). Nella prima metà dei sessanta i Pink Floyd (col nome Sigma 6 o qualcosa del genere) sono un gruppetto da college in quel di Cambridge. Poi al nascere del successo la band si fa largo nei locali e nei clubs underground di Londra (per un certo periodo i Pink Floyd saranno il gruppo principe dello storico UFO, tempio della psychedelia europea). Dopo i primi 45 giri (altalenanti dal punto di vista del successo, ma assolutamente interessanti) la formazione si cimenta nel suo primo storico 33 giri nel 1967. Nasce così The Piper At The Gates Of Dawn, risultato fiabesco e controverso della instabilità altamente creativa di Syd Barret, che crea melodie intrise di un vibrante onirismo e distorsioni estremamente acide. Il resto della formazione trova un discreto spazio per mettere in luce la propria qualità tecnica, dando vita ad un lavoro frenetico e pulsante che per qualità ed originalità teme pochissimi rivali, anche se, tuttavia, nell' album è riscontrabile qualche leggero sprazzo di ingenuità (sopratutto in Roger Waters, ancora un pò acerbo dal punto di vista compositivo). Nel 1968 avviene la defezione di Barrett che viene sostituito da colui che diverrà uno dei più importanti chitarristi dell' olimpo rock, ovvero Dave Gilmour (all' epoca fotomodello dello stilista Ossie Clark per professione e musicista per diletto). Il risultato (sconcertante per una band costituita da musicisti giovanissimi che hanno appena perduto il loro leader) è A Saucerful Of Secrets, dove sono gia precocemente presenti le sonorità e le architetture che daranno il via alla lunga parentesi prog della band. La psichedelia di questo lavoro sta nella propensione dei brani verso certe atmosfere trasognate (che talvolta si trasformano in suggestivi incubi) e nel sound acido e caotico della chitarra di Gilmour e dell' organo di Rick Wright. Barrett trova il tempo di firmare due gioiellini sotto l' egida di questo LP (l' ossessivamente acida "Let There Be More Light" e la trasognata "Jugband Blues"), ma poi deve allontanarsi spinto dai violenti influssi della sua fragilissima psiche. Qui finisce la densa avventura psychedelica dei Pink Floyd, che si imbarcano verso i lidi dei loro fortunati progetti futuri, sospinti dal costante ricordo del loro chitarrista perduto (che scriverà pagine importanti dell' acid pop come solista fino al '70). FERDINANDO SANTONICOLA Ferdybeat. |
Pink Floyd con Barrett e Gilmour (clicca ed ingrandisci)
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