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La
Psychedelia e la controcultura
Da
un punto di vista storico-musicale la psychedelia è un genere molto
più complesso di quanto si creda.
Cominciamo
dalla parola. Il termine nasce dal lemma greco psyche (coscienza,
anima) e dal verbo deléin (rivelare, mostrare). Ma tanto per
complicarci le cose possiamo cominciare col dire che la psychedelia
(dal lato teorico) è un processo “filosofico-mentale” grazie al
quale le nostre più intime sensazioni ed i nostri profondi stati
d’ animo vengono alla luce, scaturendo dal pensiero in un’
estasi che pone l’ accento su quel mistico che è in ogni nostra
azione ma di cui spesso non ci accorgiamo. Qui è bene fermarsi, si
rischia di navigare in un mare di sofismi incontrollati che non
permettono di arrivare in porto. Molti si chiederanno: Si, ma tutto
questo che cosa c’ entra con la musica? E’ vero, ad una occhiata
superficiale questo discorso poco o nulla è coerente con la storia
della composizione; ma si sa, questa non può prescindere dalla
storia dell’ uomo.
E’
giusto allora dare una coordinata temporale alla psichedelia
cercando di inquadrarla nel suo contesto storico, nei suoi “usi e
costumi”.
Possiamo
dire, senza correre il rischio di sbagliare, che il suo periodo d’
oro va dal 1967 al 1970. Partiamo dal 1965 però, periodo in cui la
musica beat (ricordate i Beatles
e
gli Who?) sta
spopolando in tutto il mondo, ma che si avvia verso una
decadenza ormai annunciata; la ricerca di nuove sonorità e nuove
soluzioni musicali diventa a dir poco vitale.
La
prima tappa del nostro viaggio sono gli U.S.A., più precisamente la
California. Qui migliaia di giovani, memori delle lezioni di grandi
ribelli della letteratura beat quali Allen Ginzberg e Jack Kerouac
(solo per citarne un paio), stanno sperimentando nuove forme di
linguaggio, nuovi stili di vita, un nuovo modo di sentire e vedere
il mondo. Il palcoscenico di questa travolgente cultura giovanile è
la mitica <<Sunset Strip>> della californiana San
Francisco. Qui masse di giovani che indossano buffi cappellini,
vestono abiti sgargianti e portano i capelli un po’ più lunghi e
disordinati rispetto a qualche anno prima, passeggiano praticando
una vera e propria “via crucis” nei vari clubs e cantine dove si
suona musica dal vivo; qualcuno parla di diritti civili e nuovi
mondi. Questi giovani sono dei veri e propri hippies “acerbi”
che tra qualche anno matureranno nei trip mistici della grande epoca
dei fiori, che faranno esplodere il loro messaggio di “Peace and
Love” nei grandi raduni di fine anni ’60.
Ma
torniamo alla “nostra” <<Sunset Strip>>; dicevamo
dunque che si sperimentavano nuove melodie, una nuova musica che a
poco a poco abbandona le cadenze del beat classicamente inteso per
sviluppare sonorità più acide e pungenti che ricordassero gli
effetti subiti dalla mente durante le esperienze derivanti dall'
assunzione di allucinogeni.
Il
primo "linguaggio" rock da esaminare è il cosiddetto
<<Garage Blues>> (si chiama così perchè per lo più
suonato da gruppi di giovani che non possono permettersi una vera
sala prove). Questo tipo di musica è fortemente caratterizzato dal
suono sporco delle chitarre e dalla semplicità imbarazzante della
linea melodica; un blues "rude" ed accattivante, capace di
graffiare con i suoi suoni "acidi". Ecco
un primo passo
verso il nostro <<Acid Rock>>, "soprannome"
della psychedelia.
I
primi ad accostare questo termine a creazioni
musicali sono stati i Blues Magoos
ed i
13th Floor Elevators
(rispettivamente con gli LP Psychedelic
Lollipop [ ‘66] e
The
Psychedelic Sound Of 13th Floor Elevators
[ ‘66]),
due bands che emergono dalla scena garage.
Ovviamente
la
Psichedelia non è un discorso che abbraccia solo il Garage Blues:
una band, infatti, che ha portato questo genere a definirsi (un pò
involontariamente) è stata The Byrds, gruppo di ispirazione "dylaniana"
votato al folk rock elettrico, che nel 1965 fanno uscire sul mercato
il singolo Mr. Tambourine Man,
successo intriso di sonorità brillanti ed atmosfere vagamente
lisergiche, il quale riesce in modo perfetto a trasportare sul
pentagramma quella che è l’ esperienza psichedelica.
Che
fine hanno fatto la Sunset Strip ed i suoi figli dei fiori ancora in
bocciolo? Sono cresciuti e si stanno formando nei cosiddetti
<<Acid Tests>>, ovvero dei convegni dove si suona della
musica dal vivo (ovviamente molto acida) e si distribuiscono grosse
quantità di acidi (ovviamente molto lisergici!), che fino al 1966
saranno legali. Il fautore di questi meetings dello sballo cosmico
è Ken Kesey (lo scrittore autore del celeberrimo romanzo
“Qualcuno volò sul nido del cuculo”) che con i suoi
appariscenti "pranksters" professa il culto di una
psichedelia felicemente confusionaria ed altamente edonistica.
L'
indimenticabile Timothy Leary, professore universitario (ex Harvard)
che in quegli anni, tramite una serie di seminari, elogia le virtù
degli allucinogeni e ne consiglia a tutti l’ uso, rappresenta il
profeta dell' esperienza allucinogena come fase introspettiva e
riflessiva che permette di mettere a nudo l' inconscio (Leary
diventerà poi il “guru” del movimento hippy e conierà il motto
che è anche il titolo di questo scritto. Ne combinerà di tutti i
colori nel corso della sua avventurosissima vita [approfondire l’
argomento su
www.leary.com]).
Da
questo punto in poi la via verso la grande epopea dei fiori e dei
suoi gloriosi figli sarà vicinissima, intensa e breve.
Esploderà nella baia di San Francisco nel 1967 ed abbraccerà,
nella sua ricca e fremente cultura, svariati aspetti tra cui
l' esoterismo, la politica e la spiritualità.
Ma
torniamo alla musica; come si trasforma il discorso psichedelico? La
risposta è fatta di suoni:
dal ’67 in poi la psychedelia ha ormai la strada spianata, è
pronta ad evolversi e a fare incetta di nuovi sostenitori, amplia il
suo respiro blues per poi quasi abbandonarlo, si fa strada tra
rumori allucinati e distorsioni visionarie, avvicinandosi in qualche
raro caso verso lo sperimentalismo della
musica d’ avanguardia (i Grateful
Dead su tutti). Siamo ancora nel
periodo dove le canzoni sono “imbrigliate” negli spazi angusti
dei 45 giri, ma album come
Anthem
Of The Sun
(’68
) dei Grateful Dead e
Surrealistic
Pillow
(’67 ) dei Jefferson Airplane
regalano
all’ ascoltatore dei viaggi fonici che approdano verso terre
sconosciute, ampliando la durata dei brani che confluiscono l’ uno
nell’ altro.
Non
bisogna dimenticare ,inoltre, che lo strumento principe di questo
genere è la chitarra (è lei nella maggior parte dei casi a creare
sonorità corrosive) e non l' organo (lo stile Light
My Fire, per intenderci).
Allora
come dimenticare colui che è stato definito <<The king of
psychedelia>>? Jimi Hendrix,
riprendendo la lezione dei
clubs di musica garage, ma soprattutto del blues classico, riporta
sulle corde della chitarra i sogni variopinti delle droghe
tramutandoli in a soli funambolici mai uditi prima, tramite
l’ ausilio di effetti acustici di sua invenzione che conferiscono
alla chitarra (nelle sue mani diverrà una strana bacchetta magica)
un suono grezzo e al contempo fantastico che sembra ripetersi all’
infinito; cosa non facile per un autore che ha composto perlopiù
canzoni della durata di qualche minuto.
Ma
anche gruppi che vengono dalla scena folk americana vogliono dire la
loro. E’ il caso
dei già citati Byrds
che partendo dalla condizione di sperimentatori psichedelici
“occasionali” (5D
[’66
] ) , ampliano i propri confini musicali rivolgendo lo sguardo ed il
cuore a suoni più vaghi e fiabeschi accentuandone i toni spirituali
(Younger
Than Yesterday
[’67] );
oppure di Country Joe And The Fish
che passeranno una
sgargiante “mano” di vernice psichedelica sulla canzone di
protesta e la ballata americana, travolgendo il pubblico (storica la
loro partecipazione a Woodstock) con nuove
teorie musicali (Electric
Music For The Mind And The Body
[‘ 67] ).
Ma
questi non sono che pochissimi esempi nel “mare magnum” della
psichedelia americana che, come abbiamo visto, nella sua terra d’
origine rimarrà pressocchè legata agli ambienti del folk e del
blues.
Per
quanto concerne l’ Inghilterra l’ acid rock
sarà strettamente legato agli ambienti del pop ed una volta
affacciatosi verso la via del tramonto si farà largo tra le folle
sfociando in un genere che non sarà parente prossima della
psychedelia, ma che ne ricorderà le importanti lezioni musicali,
ovvero il progressive.
Comunque
sia, la <<rivelazione della coscienza>> è presente
anche nei musicisti della terra d’ Albione, che pongono l’
accento su toni e tematiche fiabesche, “vestendo” la musica di
abiti coloratissimi e perlopiù eleganti.
Qui
non possiamo far a meno di parlare dei favolosi
Beatles
che già con l’ album Rubber
Soul
(’65 ) cominciano a “parlare”
in modo diverso alla loro infinita schiera di fans: il discorso
giungerà a compimento con gli albums Revolver
ed il leggendario Sgt.
Pepper’ s Lonely Hearts Club Band
(rispettivamente
del ’66 e del ’67), dove un tardo beat va a mescolarsi con
visioni orientali marcatamente lisergiche, che vengono allo scoperto
grazie a lunghe sedute di studio (impareggiabile il lavoro
incrociato di John Lennon e del produttore Gorge Martin). Nascono
così nuove sonorità generate da manipolazioni di nastri magnetici
e numerose sovraincisioni.
Ma
sono presenti all’ appello lisergico anche formazioni non proprio
psichedeliche come gli Yardbirds
(45 giri For
Your Love)
ed i Cream
(45 giri Sunshine
Of Your Love),
che pur rimanendo strettamente legate al loro ambiente R&B,
confezioneranno dei piccoli gioiellini psichedelici che faranno
scuola qui e là.
La
fucina della psychedelia britannica è senza dubbio l’ Ufo Club,
dove svettano gli artefici di uno sperimentalismo eclettico, i Pink
Floyd e
colui che ne è stato il leader fino al 1968, ovvero Syd
Barrett, che nonostante i suoi
tumultuosi disturbi psichici porterà avanti un personalissimo
discorso psichedelico.
Una
band che non può non essere menzionata è The
Creation, perché ha fotografato in
maniera efficace quelle
che
erano le velleità della musica acida inglese (e perché no, forse
anche di quella nordamericana) grazie ad una frase del chitarrista
Eddie Phillips: <<Our Music Is Red With Purple Flashes>>
(<<La nostra musica è rossa con lampi viola>>).
Come
si muovono i giovani britannici su questo scenario?
L’
esempio dei ragazzi della Sunset Strip che si stavano scrollando di
dosso le piogge esistenziali della beat generation, viene appresa
con entusiasmo dai “ragazzi della regina” che la mettono in
pratica a modo loro, rendendola più appariscente e “festaiola”:
è la nascita della mitica <<Swinging London>> (Qualcosa
come la <<Londra che si dimena>>), che sarà
sapientemente immortalata da Michelangelo Antonioni nel suo “Blow
up”, film che vedrà la partecipazione
degli Yardbirds.
Poi sarà un incessante incamminarsi (come in America, anche se il
fenomeno è più contenuto) verso il pacifismo di stampo hippie e la
piena stagione dei fiori, che giungerà nell’ estate del 1967 al
suo apice con la leggendaria <<Summer Of Love>>
(<<Estate dell’ amore>>) e finirà (in parte in malo
modo) con lo storico concerto dell’ isola di Wight (1970).
L’
epopea dei fiori americana troverà il suo termine (per unità di
giudizi) nel tragico festival di Altamont (Dicembre 1969), dove durante l’ esibizione dei
Rolling
Stones
un giovane
di colore verrà accoltellato da un membro del temibile gruppo di
motociclisti Hell’ s
Angel, che in quella occasione svolgeva (fortemente voluto da Mick
Jagger) il servizio di sorveglianza. Da questo anno in poi il numero
di hippies americani va assottigliandosi, resteranno, all’ inizio
dei settanta, solo pochissimi “reduci” che continueranno a
contestare il mondo allontanandosi del tutto da esso, migrando in
massa verso le campagne, costruendo delle comuni che vivono tutt’
oggi.
FERDINANDO SANTONICOLA
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